la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

lunedì 5 maggio 2014

Fagioli anarchici e bietola

Per Pasqua sono venuti su i miei genitori a trovarci, ovviamente carichi di meraviglie e delizie. Certe cose le "ordino" espressamente, per il resto mi affido all'amore e l'ispirazione della mamma, che questa volta mi ha fatta felice dicendomi "Ti ho portato i fagioli di Letino!"
Letino è un piccolo comune del massiccio del Matese (ai cui piedi sono nata io), che nonostante si estenda per 31 km quadrati ad un'altitudine che va da 900 a più di 1500 metri slm, è abitato da neanche 1000 anime (prova a passarcelo tu tutto l'inverno lassù!).
Quando ero piccola, per me Letino rappresentava le gite in montagna, quando in estate ci si metteva in macchina in due o tre famiglie, armati di cibo, bevande, pallone e allegria e si passava la giornata in riva al lago (artificiale)
 o vicino a qualche torrente dall'acqua gelida, così gelida che ci si teneva in fresco il cocomero :) 

Crescendo ho imparato anche un po' di storia, fino a quando Letino per me è diventato sinonimo di rivoluzione.
La storia, un po' storia e un po' leggenda, è questa qua:

16 anni dopo il massacro di Pontelandolfo e Casalduni, nella medesima zona (a 12 km da Pontelandolfo), nelle medesime condizioni socioeconomiche (aggravate dalla guerra di sterminio e da quindici anni di regime sabaudo, peraltro con il governo antipopolare della Destra Storica, quella della tassa sul macinato) contro il generoso tentativo degli anarchici di incitare all'insurrezione per la libertà  fu messa in atto prima una azione di intelligence  e poi una repressione diffusa ed una militarizzazione del territorio, tese a spezzare ogni ipotesi di saldatura tra i rivoluzionari ed i contadini meridionali
Protagonista del tentativo insurrezionale fu la cosiddetta Banda del Matese che contava tra i suoi militanti Errico Malatesta e Carlo Cafiero (...)
Il Matese fu ritenuta zona adatta alla guerriglia. Da qui - nel cuore del Mezzogiorno - gli anarchici intendevano far scoccare la scintilla della rivoluzione. Non pensavano ad un'insurrezione generale, bensì ad un'azione di vera e propria guerriglia. Lo scopo era quello di occupare, con pochi uomini, una zona simbolicamente importante perché inespugnabile, e da lì incitare all'azione chi agognava alla libertà. L'operazione era prevista a marzo, ma la neve ancora presente nel Matese fece rallentare i piani degli anarchici (e permise al ministero degli Interni, debitamente informato, di studiare delle contromosse). Il luogo dell'incontro dei cospiratori doveva essere San Lupo, un piccolo paesello. Ma invece di cento - come preventivato - si presentarono solo ventisei compagni.  Si decise di continuare comunque e il piccolo gruppo di uomini cominciò a marciare, naturalmente ognuno con la sua bella sciarpa rossa in evidenza.
Le guide non si presentarono, i viveri non giunsero a destinazione. La leggenda dice che i rivoluzionari avessero deciso di passare agli espropri, ma quando - alla prima pecora sequestrata - il piccolo pastore, tale Purchia, cominciò a piangere, la restituirono. Dopo tre giorni di marcia, la mattina dell'8 aprile 1877 entrarono a Letino in armi. Dichiararono decaduta la monarchia sabauda e distrussero i ritratti di Vittorio Emanuele, dando alle fiamme, tra il giubilo degli abitanti di Letino, sia i registri fiscali che tutte le carte dell'archivio comunale. Vennero distrutti i titoli di proprietà (catasto, ipoteche, gravami a favore della Santa Chiesa) e ufficialmente proclamata la rivoluzione sociale. Il popolo plaudente salutò il lancio dalle finestre del municipio di grossi fasci di cartaccia che alimentano un grande falò acceso sulla pubblica piazza. Vennero, infine, guastati, sui mulini, i contatori dell'iniqua tassa sul macinato. La rivoluzione venne spiegata con pochi esempi pratici, e in dialetto. Carlo Cafiero saltò sul basamento di una grossa croce divelta, e sul quale sventolava la bandiera rossa e nera dell'Anarchia. Spiegò cosa fosse la rivoluzione sociale, i suoi fini e i suoi metodi. illustrando, sempre in dialetto stretto, il programma dell'Internazionale: non più soldati, non più prefetti, non più proprietari. E, secondo le testimonianze registrate dai carabinieri, il popolo di Letino, quello della santa religione, gridava: "Evviva l'Internazionale! Evviva la repubblica comunista di Letino!"
Lo stesso parroco del paese, don Raffaele Fortini (...), spiegò come Vangelo e socialismo fossero la stessa cosa e che gli anarchici erano i "veri apostoli mandati dal Signore per predicare le sue leggi divine". Il popolo applaudiva. nè servi nè padroni; la terra in comune, il potere a tutti. E a gran voce si chiedeva ai rivoluzionari di completare l'opera iniziata, confiscando le terre e ridistribuendole. Ma Cafiero, a nome della Banda, rifiutò decisamente sia perché il gruppo doveva andare in altri paesi a portare la scintilla della rivoluzione, sia soprattutto, perché i contadini dovevano imparare a far da soli, sfruttando le loro forze. "I fucili e le scuri ve li aviamo dati, i coltelli li avite - se vulite facite e si no, vi futtite".
Alla fine i rivoluzionari lasciarono il paese tra gli applausi dei contadini diretti verso Gallo. Qui furono ripetuti gli stessi atti compiuti a Letino tra un analogo entusiasmo da parte dei contadini e del parroco Vincenzo Tamburri. Intanto si stava organizzando la reazione del governo che, a detta di alcuni storici era già informato da tempo del progetto di rivoluzione sociale preparato dagli internazionalisti. Pare infatti che la persona scelta come guida perchè a conoscenza dei luoghi inpervi del Matese, tal Farina di Maddaloni, aveva tradito rivelando tutto al ministro degli interni Nicotera, ex Mazziniano come lui. Dopo gli eventi di Letino e Gallo, la banda vagò per tre giorni sui monti del Matese, sorpresa dal freddo e dalla neve, senza guide ne carte, nè viveri, con i paesi resi ormai inaccessibili dall'arrivo dei soldati e con tutte le vie di fuga, sia verso Isernia che verso Piedimonte Matese (il mio paesello, ndc) e Benevento sbarrate dall'esercito (circa 12.000 uomini) che avevano ormai circondato tutto il territorio.  
La mattina dell'11 aprile un contingente di bersaglieri, a quanto pare partiti proprio, ironia della sorte, da Pontelandolfo, localizzò la banda in una masseria alla contrada Rava della Noce quindi arrestò i rivoluzionari. Un sogno di riscatto, recita la lapide a San Lupo, rimasto senza compimento.
La lapide a Letino (immagine tratta dal web)
fonti e approfondimenti qui e qui 

Ma torniamo a noi.
I fagioli di Letino sono dei cannellini direi, ma hanno un profumo e un gusto tutto speciale, non vi so spiegare quanto siano buoni! Così buoni che per una pasta e fagioli sono sprecati: bisogna gustarseli praticamente al naturale, cotti al minimo e conditi ancora meno. Insomma il fagiolo perfetto per il classico piatto di fagioli col pane. Che è più o meno quello che ho fatto :)

I miei ingredienti in quantità anarchicamente imprecise x 2 persone:
Più o meno 300 gr di fagioli precedentemente lessati (lessati con foglie di alloro per renderli più digeribili),
un mazzetto di bietola,
due (ma anche quattro) fette di pane abbrustolito,
due spicchi d'aglio,
olio rigorosamente evo,
sale e pepe.
Procedimento
Lavare la bietola, tagliarla a pezzi e metterla in padella con un po' d'olio e uno spicchio d'aglio e farla cuocere a fuoco basso e col coperchio Quando è praticamente cotta, aggiungere i fagioli, dare una bella mescolata e far andare ancora per qualche minuto, giusto il tempo che gli ingredienti facciano amicizia.
Intanto abbrustolire le fette di pane e strofinarci sopra l'altro spicchio d'aglio (si è capito che mi piace l'aglio?).
Salare la zuppa, spolverarla di pepe e servire con una fetta di pane e con un giro d'olio crudo, chè sui fagioli è la morte sua!
Ho pensato che forse ci sarebbe stata bene anche una spruzzata di limone, ma non ce l'avevo quindi non confermo.

E con questa confortevole zuppa e con sogni di riscatto e libertà, vi auguro una splendida settimana!

E la ricetta la regalo alla Capra per il suo 100% Vegetal Monday


19 commenti:

  1. anarchicamente mi verrei ad autoinvitare alla vostra tavola ;)

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    1. Saresti più che benvenuta (ne ho ancora di fagioli in freezer...)!

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  2. Amo i fagiolini, mi fanno pensare alle giornate primaverili in campagna.
    In ogni caso, ho molto apprezzato la storia che ci hai raccontato... l'Italia è ricca di episodi così, davvero stupendi.

    Moz-

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    1. Già, e dovrebbe esserlo ancora...

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  3. Uh, che bei fagioli, devono essere fantastici! Se mi capitasse di passare in zona li cercherò...

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  4. Ma che bella storia! E i fagioli, naturalmente, si vede proprio che sono buonissimi! Grazie per la ricetta, si può provare anche con fagioli che non siano proprio quelli di Letino, immagino, accontentandosi un po' naturalmente :)

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    1. Sì, secondo me i fagioli bianchi stanno benissimo con una verdura come la bietola, la cicoria o la scarola. Dalle mie parti, dove soprattutto la cicoria cresce spontanea in quantità, si usa parecchio

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    2. Ah, riguardo alla storia, bella sì, peccato per il finale...

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  5. Ciao Cri!
    che post meraviglioso... storia, cultura e cibo...
    E poi..mi piace la storia locale, è una delle mie passioni, se tutte riuscissimo a darle un po' di spazio il bloggare sarebbe davvero una cosa molto più bella ;)
    Grazie e...a chi passa qui da te... "prego, prendete spunto dalla Cri, e raccontate delle vostre parti!"
    un baciooo

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    1. Cara Mad! Sono contenta di rivederti e aspettavo la tua su questo post :)
      Dici delle cose verissime, anche io penso che sia importante e affascinante la storia locale, che spesso non si studia a scuola se non perchè da quelle parti è stata combattuta una battaglia importante. È invece è, come dire, proprio quella la Storia, quella fatta nelle realtà locali, quella che ci ha partorito.
      Quindi grazie a te e...a chi passa qui da me..."prego, prendete spunto dal commento di Serena, e raccontate delle vostre parti!"
      tanti baci a te :)

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  6. Sei nata in un posto meraviglioso, e anche questo post è meraviglioso... ora mi segno la ricetta.

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    1. Eh, io sono nata solo ai piedi di quei monti, però sì adoro quei monti e questa storia.
      Grazie George per averne colto il senso

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  7. Ma che bontà! Il piatto è squisito, e la storia molto bella. Fagiolo, me te magno! :-D

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    1. Ah ah, mi ti vedo, in stile Alberto Sordi davanti al piatto di spaghetti ;)

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  8. Una pagina di Storia libertaria, che, anche se non è andata fino in fondo (siamo pur sempre in Italia), rende per me un posto da sogno il posto sei nata (e le foto del laghetto lo dimostrano ancora di più ... mi è venuto in mente l'Armata Brancaleone, come scenari).

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    1. Sì, l'unica nota amara è infatti il finale della storia...

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  9. Anarchia e ricette veg! <3 E adoro Malatesta! Faccio anche la ricetta a sto punto! :D

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    1. E ti conviene, finchè ci sono ancora bietole in giro, altrimenti la giri a insalata di fagioli e pomodori ;)

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