la citazione del momento

Il riciclaggio del denaro "sporco" rappresenta ormai il contesto ideale per lo sfruttamento intensivo e lucroso delle nuove forme di schiavitù. Il culto feticistico del profitto, o meglio del denaro che produce sempre più denaro, è giunto al suo criminogeno apogeo. Ed è tragicomico vedere e ascoltare il personale politico che amministra i Paesi in cui tutto questo è consentito pontificare ipocritamente sulla tutela, in casa d'altri, dei "diritti umani".
Luciano Canfora - La schiavitù del capitale - Laterza

lunedì 6 gennaio 2014

Buon anno e buona vita!

"Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di "classe". Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come gli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra "ideologia" nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove la si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell'acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo oggi è la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.
Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è "comunismo", come credono i miei rozzi obiettori di destra. 
Povertà è un'ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l'automobile, le motociclette, le famose e cretinissime "barche".
Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perchè necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.
Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l'olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perchè la nostra sola cultura è l'uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perchè non ha più povertà. 
Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostro paese è un grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, un'investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l'illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perchè la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.
Il nostro paese è un'enorme bottega di stracci non necessari (perchè sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori."
 
Goffredo Parise - da un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" tra il 1974 e 1976, presente nella raccolta "Dobbiamo disobbedire" - ed. Adelphi

Vi auguro un anno di consapevolezza, e che non vi manchi mai il necessario.

29 commenti:

  1. bhè che dire, ci ritroviamo dentro, e sono passati giusto 30 :-( condivido questo post su g+ e FB. ciao

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    1. In realtà ne sono passati quasi 40...e siamo ancora qua!
      Grazie per la condivisione :)

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  2. Ricambio l'augurio e dico, chiapperi, questo articolo è valido al quadrato oggi ...

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  3. L'ho comprato anch'io e mi accingo a leggerlo: "Dobbiamo disobbedire" è il titolo perfetto per me... :D
    Buon 14!!!!

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    1. Eh eh, anche io sono stata attirata dal titolo ma anche dalla firma, Parise gode di tutta la mia stima! Buon 14 a te, zio!!

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  4. Questa citazione mi è vicina, grazie Cri.
    Dopo le feste natalizie i miei sentimenti sono vicini a queste parole...
    buon anno nuovo
    ciao!

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    1. Sono contenta che tu mi abbia "sentita" :) buon anno a te!

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  5. Un articolo premonitore... di un'attualità sconcertante!!! Buon anno di consapevolezza anche a te.

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  6. Capita spesso, leggendo testi scritti molti decenni fa, di ritrovare l'attualità italiana tale e quale (un altro che mi viene in mente è "La speculazione edilizia" di Calvino). Non si cambia mai, insomma, è questa è un po' l'essenza di questo paese.
    Però buon anno!!

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    1. Sì esatto, è avvilente constatare che si era a questo punto già 40 anni fa, anche se tanto Parise quanto Calvino erano menti illuminate e voci abbastanza fuori dal coro...il resto guardava, appunto, Carosello! Mi voglio illudere che 40 anni dopo siamo ancora lì ma c'è un po' più di consapevolezza anche tra le masse...

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  7. Beh, non è cambiato niente dagli anni '70--- che tra l'altro poi ci furono gli anni '80 in cui lo spettro della crisi sembrava essere lontano ma il consumismo divenne irrefrenabile.
    In ogni caso, io capisco che NON siamo in crisi quando vedo tutti potersi permettere il nuovo IPhone.

    Moz-

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    1. Il fatto è che la crisi è dei mercati finanziari, è del sistema capitalistico che sta implodendo, tant'è che per ognuno che si compra l'i phone ce ne sono 20 che hanno perso il lavoro e non sanno cosa dar da mangiare ai propri figli. Poi va beh, in nome di questa fantomatica crisi ormai si stanno facendo le peggiori porcate...

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  8. Bellissimo e attualissimo! Grazie per averlo postato! Tutto era chiaro alle menti illuminate già molto tempo fa, ma nulla è stato fatto. Credo, come te, che forse ci sia un po' di consapevolezza in più in giro, ma il fatto che le voci fuori dal coro siano diventate in alcuni casi quasi "mainstream" mi sembra anche inquietante: si parla di più di certe cose ma forse solo per esorcizzarne e ammorbidirne la portata rivoluzionaria e dunque pericolosa per il sistema. Giusto dunque: "Bisogna disobbedire!". Bisogna avere questa capacità di indignazione, questa capacità di usare parole così dure ma anche così vere alle quali non siamo più abituati.
    Auguri di un anno consapevole e felice cara Cri!

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    1. Grazie per questo bellissimo commento Paola: è praticamente un prolungamento del post :)

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  9. Grazie Cri per averlo riportato... decisamente attuale! Fa riflettere che tutto ciò sia stato scritto quando ero neonata e che le cose siano soltanto peggiorate.
    Il percorso di rinnovamento delle menti è ancora lungo purtroppo...

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    1. Hai ragione Daria, c'è ancora tanta strada da fare...quindi non c'è che da rimboccarsi le maniche!

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  10. Da far leggere adesso ai nostri politici e se per necessario si intende amore, affetto, amicizia, questi non mancano: se invece si intende il necessario per vivere dignitosamente, quello manca a sempre più persone.
    Un abbraccio

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    1. Eh gattino, i nostri politici lo sanno bene ma il potere politico ormai è direttamente dipendente da quello economico, per cui non credo cambierebbe molto.
      Per necessario intendo entrambe le cose, e lo so che non tutti ce l'hanno...il mio augurio non era tanto per dire infatti.
      Abbraccio ricambiato di cuore :)

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  11. Colgo al volo questo consiglio di lettura e tantissimi auguri anche a te!

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  12. io cerco di disobbedire da anni... non perché voglia fare il Lucignolo della situazione ma perché da noi Lucignolo è dalla parte della ragione visti gli ordini che arrivano solitamente dall'alto e non sto parlano solamente di politica.
    Direi che è un libro decisamente da comprare
    Buon inizio!!!

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    1. Concordo in pieno con la tua riflessione Ernest! Buon inizio e anche buon proseguimento a te :)

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  13. Buon anno e buona vita a te... c'è molto da imparare.

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    1. Già! Ricambio gli auguri di cuore caro George :)

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Grazie per essere passato a dire la tua :)